Quando la gente ti dirà che hai sbagliato... e avrai errori dappertutto dietro alla schiena, fregatene.
Ricordatene. Devi fregartene.
Tutte le bocce di cristallo che hai rotto erano solo vita... non sono quelli gli errori... quella è vita... e la vita vera magari è proprio quella che si spacca, quella vita su cento che alla fine si spacca...
Io questo l'ho capito, il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro... le sue piccole triste biglie infrangibili...
e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo... sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino... ci si vede dentro tanta di quella roba... è una cosa che ti mette l'allegria addosso...
non smetterla mai... e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita,
a modo suo... meravigliosa vita.
A. Baricco

venerdì 21 maggio 2010

Casa Kate Moss: rubato un Banksy del valore di 80 mila sterline


Un altro furto, meno importante rispetto a quello di Parigi, ma che vede coinvolti una modella famosa e lo street artist più noto del momento: Kate Moss e Banksy.

Giovedì notte due ladri sono entrati nella casa della modella e hanno rubato un quadro firmato Banksy del valore di 80 mila sterline, più altre due opere (di cui non vengono citati gli autori). La Moss e il fidanzato, chitarrista dei The Kills, dormivano e non si sono accorti di nulla, la madre sembra essere stata l’unica ad essersi svegliata, disturbata dai rumori.

Musa ispiratrice di molti artisti, la Moss deve amare l’arte, visto che possiede diverse opere, e le deve piacere in particolare Banksy. Oltre al dipinto rubato, ad inizio mese ha commissionato all’artista urbano, un murales del valore di 150 mila sterline (con la richiesta di includere amici e momenti importanti della sua carriera).

C’è già un arresto, un ragazzo di 24 anni, ma le opere non sono ancora state ritrovate.

Maggio un mese sfortunato per Banksy. 6 stampe in edizione limitata del valore di 16 mila sterline e firmate dall’autore, sono state rubate ai primi del mese da Art Republic, una galleria centrale di Londra. Anche in questo caso nessuna traccia fino ad ora delle opere, ma la polizia sta ricercando un uomo e una donna ripresi da una telecamera di sicurezza.

fonte: http://www.artsblog.it/post/5759/furto-in-casa-di-kate-moss-rubato-un-banksy-del-valore-di-80-mila-sterline

Maria Luisa Busi: "Non mi riconosco più nel Tg1"

ROMA - "Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto". E' questo uno dei punti centrali della lettera con cui Maria Luisa Busi ha annunciato l'intenzione di abbandonare la conduzione del Tg1 1. La missiva, tre cartelle e mezzo affisse nella bacheca della redazione del telegiornale, è indirizzata al direttore Augusto Minzolini e al Cdr, e per conoscenza al direttore generale della Rai Mauro Masi, al presidente dell'azienda Paolo Garimberti e al responsabile delle Risorse umane Luciano Flussi. Ecco il testo integrale.

"Caro direttore ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del Tg1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il Tg1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori".

"Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'La più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura ha visto trasformare insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale".

"Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. E' stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del Tg1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il Paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo.


E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del nord est che si tolgono la vita perchè falliti? Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il tg1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel Tg1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale".

"L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale".

"Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. E' lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori".

"I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di vergogna e scodinzolini, ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. E' quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica".

Nella lettera a Minzolini Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale": "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:
1)respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al Tg1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.
2)Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.
3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo
l'intervista rilasciata aRepubblica 2, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di "danneggiare il giornale per cui lavoro", con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il Tg1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche". Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editoriali' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale. Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard in Antichi Maestri scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno".

E conclude: "Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità.
Quello che nutro per la storia del Tg1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere".
Fonte: http://www.repubblica.it/politica/2010/05/21/news/busi_lettera-4240290/

giovedì 20 maggio 2010

La pop-street art di James Rizzi




Di lui non si parla molto, anche se è univeralmente riconosciuto come uno dei pilastri della pop art mondiale. Forse perché James Rizzi, artista newyorkese classe 1950, è diventato per molti l’emblema della commercializzazione della pop/street art. Ma diamo prima qualche cenno biografico utile a chi non ha mai sentito parlare di lui.

James Rizzi è un artista-architetto che, dopo aver studiato Belle Arti in Florida ha avuto una carriera strepitosa. A renderlo famoso sono soprattutto le sue opere in 3D, tra le quali le stampe raffiguranti paesaggi urbani antropomorfizzati. Il suo stile è a metà tra quello tipico della street art e un genere cartoon dai colori molto allegri.

Diventato famoso, ha incominciato a collaborare con società private (ha dipinto degli aerei per la Condor, ha dipinto tre Maggioloni) e a dare libero sfogo alla sua fantasia architettonica. Guardate queste immagini: si tratta della James Rizzi House, uno stabile fatiscente nella città tedesca di Braunschweig che ha riportato a nuova vita con il suo stile inconfondibile. Le sue collaborazioni con società private, però, gli hanno procurato l’astio di altri pop/street artist più underground…

martedì 11 maggio 2010

iVale: Valentino Rossi su iPhone


Anche Valentino arriva sull'iPhone... si chiama iVale l'applicazione uscita due giorni fa e già nella top ten di categoria. Foto, video, biografia, link e news per conoscere meglio la storia personale e sportiva di quello che è ormai la leggenda del motociclismo mondiale. 1 euro e 59 per avere la leggenda a... portata di dito, direttamente sul proprio iPhone, iPod Touch o iPad!

lunedì 10 maggio 2010

iBanksy: l'applicazione iPhone!


Banksy as u never seen!
è proprio il caso di dirlo!! una raccolta di oltre 800 foto selezionate per ripercorrere l'intero percorso artistico del writer che ha ridefinito il concetto di street art. La panoramica completa di tutta la sua produzione dai primi lavori del 1995 al 2010 catalogati e in ordine cronologico... direttamente sul proprio iPhone! un'applicazione semplice da utilizzare e completa in tutte le sue parti per conoscere meglio uno degli artisti più controversi e seguiti del nostro tempo...



mercoledì 28 aprile 2010









Samsonit

e partecipa al Fuori Salone 2010, e lo fa a modo suo presentando uno dei suoi prodotti piuʼ esclusivi: Cosmolite, la valigia caratteristica

dellamitica azienda leader nel settore della valigeria, che per l’occasione collabora con l’artista padovano Kennyrandom che ha decorato la Cosmolite in 5 versioni diverse e una più bella dell’altra e proposte in edizione limitata. Nello store Samsonite di via San Pietro allʼOrto dal 14 al 19 aprile ci sarà una speciale esposizione delle valigie decorate dall’estro creativo diKennyrandom.


Nello store Samsonite ci saranno oltre alle bellissime valigie by Kennyrandon anche sculture, lightbox e un video con le 18 diverse grafiche della valigia, un evento che non si può assolutamente perdere, magari con un pizzico di fortuna si potrebbe anche incontrare l’artista!

Cosmolita è una valigia che coniuga la leggerezza ad una resistenza senza paragoni ma senza mai rinunciare ad un design moderno che strizza l’occhio alla moda, alla pop art ed ai graffiti.

Ancora una volta moda, arte e lusso si incontrano e quello che ne viene fuori non può che essere meraviglioso. Queste valigie secondo me sono bellissime, quella con il cuoricino rosso è bellissima, ma lo sono anche quelle con le farfalle e con la donna stilizzata e sommersa di cuoricini, è davvero impossibile resistere!


fonte

Poesia ...









Poesia...

Da venerdì 7 a domenica 9 maggio si inaugura a Reggio Emilia la quinta edizione di Fotografia Europea: conferenze, incontri, workshop, reading, proiezioni, installazioni video e spettacoli affiancano la consueta offerta espositiva dislocata in oltre 200 tra sedi istituzionali e altri luoghi cittadini. Cuore della rassegna, che quest’anno ha scelto come tema chiave l’Incanto, l’omaggio al grande fotografo Man Ray. Le mostre proseguono fino a domenica 13 giugno

LE ESPOSIZIONI

Omaggi, mostre personali, produzioni e progetti sono i quattro filoni in cui si articolano anche le esposizioni del 2010, visitabili fino a domenica 13 giugno nei luoghi d’arte e cultura più suggestivi della città (Musei Civici, Chiostri di San Domenico, Galleria Parmeggiani, Palazzo Casotti, Spazio Gerra, Sinagoga, Museo dei Cappuccini). Alle mostre istituzionali si affianca anche quest’anno il Circuito Off, la sezione libera, indipendente e autonoma di Fotografia Europea che registra una significativa crescita toccando la cifra record di più di 200 mostre(rispetto alle 150 del 2009), con numerosi interventi collaterali: l’immagine fotografica, di autori affermati e non, si integra con gli spazi cittadini grazie ad allestimenti realizzati nelle gallerie d’arte, nei bar, nei ristoranti, nelle librerie, in appartamenti e negli spazi commerciali della città.

Omaggio a Man Ray
Evento di spicco della quinta edizione di
Fotografia Europea è l’omaggio al grande fotografo dada e surrealista Man Ray (Filadelfia 1890 – Parigi 1976), realizzato in collaborazione con laFondazione Marconi di Milano. La retrospettiva copre l’intero arco del percorso creativo dell’artista, dagli anni Venti agli anni Cinquanta, celebrando il suo sguardo visionario e ipnotico, in grado di trasfigurare tutto ciò su cui si posava, spaziando da una forma d’espressione all’altra, dalla pittura, alla creazione di oggetti alla regia d’avanguardia.

Le mostre personali
Per la sezione relativa alle mostre personali, sono
quattro gli autori selezionati per l’edizione 2010 di Fotografia Europea: l’eclettico Mark Borthwick, film-maker, musicista e fotografo inglese noto soprattutto nel settore della fotografia di moda ma artista a tutto campo, che ha lanciato un nuovo approccio alla fotografia fashion, grazie a una sua poetica fatta di scatti intimi e analogici, spesso sovraesposti, e di continui rimandi tra natura, capo di vestiario, persona, luce; Ange Leccia, artista francese attivo fin dagli anni Ottanta negli ambiti della fotografia e del video, forme d’espressione attraverso cui esplora e sfida il sottile discrimine tra video documentario e amatoriale e prodotto estetico dagli effetti delicati e nuovi; Alessandra Spranzi,tra le più brillanti autrici italiane che utilizza il mezzo fotografico per una ricerca incentrata sulle situazioni più quotidiane e comuni ma dai risvolti surreali e perturbanti, raccontando una visione altra o alterata della realtà e il nostro stupore di fronte ad essa; e Richard Wentworth, tra i più significativi scultori del panorama inglese, impegnato dagli anni Settanta nella realizzazione di un work in progress fotografico sulle “sculture di ogni giorno”.

Le produzioni
Secondo una formula ormai consolidata della rassegna, anche
Fotografia Europea 2010propone alcune produzioni originali di artisti europei, chiamati a offrire la loro personale interpretazione iconografica del tema chiave dell’edizione.
Francesco Jodice, fotografo di fama internazionale particolarmente sensibile al tema della natura mutevole della città contemporanea nelle sue relazioni tra le persone e le “pietre” – termine a cui l’artista ricorre per indicare le realtà “solide” urbane come architetture, infrastrutture, tecnologie – è autore di un progetto voluto da Car Server insieme al Comune di Reggio Emilia, a cura di Marinella Paderni, dedicato al tema della mobilità e all’evoluzione dell’automobile da bene a servizio: una serie di grandi fotografie in cui l’automobile, ritratta in scala 1:1, incarna la sua realtà di “luogo” dove trascorriamo parte della nostra vita e dove impariamo a percepire il paesaggio, cogliendo i cambiamenti veloci dell’ambiente e dei contesti attraversati.

Nell’ambito del progetto europeo
SETSE (Seeing European Culture Through a Stranger's Eyes) viene presentata la ricerca svolta dal fotografo francese Alain Willaume a Reggio Emilia:La parte in comune + Rumori di un banchetto gioioso. Alain Willaume coinvolge numerose famiglie che hanno aderito al progetto e le ritrae durante e subito dopo il momento del pasto, concentrandosi sui rituali domestici quotidiani e chiedendo poi ad ogni membro della famiglia di prendere distacco dalla realtà e di ricercare una concentrazione interiore. In mostra anche una selezione di fotografie estratte dagli album delle famiglie che hanno preso parte al progetto e da una selezione di immagini dagli archivi storici del Comune, in collaborazione con la Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia e Anne Testut.

Progetti
L’offerta espositiva della quinta edizione di
Fotografia Europea è arricchita da una selezione di progetti speciali a cui partecipano numerosi fotografi reggiani come Alessandro Rizzi, Sonia Panciroli, Elisa Pellacani, e giovani talenti italiani e stranieri come Maurizio Agostinetto, Alessia Bernardini e l'olandese Machiel Botman. Di grande impatto sono gli scatti del fotografo inglese Kevin Cummins, che dagli anni Settanta ad oggi ha realizzato ritratti di alcuni dei più acclamati musicisti della scena indipendente britannica, come Joy Division, The Clash, Sex Pistols, R.E.M., U2, Patti Smith, Marc Bolan, David Bowie, Mick Jagger, Oasis.

All’insegna dell’obbiettivo primario della rassegna, da sempre sensibile alle nuove tendenze della scena fotografica internazionale, l’offerta espositiva di
Fotografia Europea 2010 comprende diversi mostre collettive, che riuniscono i prodotti della ricerca fotografica di più autori delineando percorsi articolati e originali di interpretazione dei più svariati ambiti della realtà. Al di là delle apparenze opache, a cura di Gigliola Foschi, propone opere di autori affermati ed emergenti: Nunzio Battaglia, Maggie Cardelús (Spagna-Stati Uniti), Martina Della Valle, Martina Dinato, Thomas Flechtner (Svizzera), Pierluigi Fresia, Francesca Grilli, Daniele Lira, Claudia Losi, Esko Männikkö (Finlandia), Lala Meredith-Vula (Bosnia Erzegovina), Jari Silomäki (Finlandia), Pio Tarantini, Davide Tranchina, Devis Venturelli, Dubravka Vidovic(Croazia), Thomas Wrede (Germania); la collettiva degli otto fotografi - György Gáti(Ungheria), Simona Ghizzoni (Italia), Alain Willaume (Francia), Vanessa Pastor (Spagna),Martti Kapanen (Finlandia), Tomasz Galecki (Polonia), Georgios Makkas (Grecia), Petra Cepková (Slovacchia). – che hanno preso parte al progetto europeo SETSE (Seeing European Culture Through a Stranger's Eyes); una selezione di scatti di Dita Pepe, Léa Crespi e Rob Hornstra, i tre vincitori della prima edizione del concorso internazionale di fotografia industriale promosso da GD4PhotoArt, affiancati dai quattro vincitori della seconda edizione del concorso.

A uno dei maggiori protagonisti dell'astrattismo italiano,
Luigi Veronesi, appartiene invece la collezione di fotografie, grafica e libri d’artista nata dall’attività di ricerca e promozione della direttrice della Galleria Martano di Torino, Liliana Dematteis, oggetto dell’esposizione e della donazione alla Fototeca della Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.

Completa il programma della rassegna il progetto sul quartiere Santa Croce di Reggio Emilia, artisticamente vivisezionato da un gruppo di autori composto da
Fabrizio Cicconi, Lorenza Franzoni, Mirella Gazzotti, Pietro Iori, Manuela Pecorari e Alessandro Scillitani.

Tutte le foto delle opere in mostra sono presenti – insieme ai vari contributi critici dei curatori e ai testi dei reading degli autori invitati - nel catalogo pubblicato da
Electa e disponibile per l’inaugurazione della rassegna.

martedì 27 aprile 2010

dubbi sui nomi che saliranno sul palco del concerto del primo maggio


In capitale è già periodo di turismo e sapore di vacanza e divertimento e, passando per Piazza San Giovanni, è difficile non notare l’enorme palcoscenico, con tanto di luci, cavalletti e operai a lavoro, allestito in occasione del Concerto del Primo Maggio 2010.

All’evento mancano solo 5 giorni eppure, a differenza degli altri anni, in questo caso l’organizzazione non sembra esser riuscita a sostenere la circostanza.

A confermare questa triste idea è il fatto che in rete manchi del tutto un sito ufficiale ma, ancor di più, l’evidenza che a scarseggiare sia proprio il programma.

Insomma gli artisti ci saranno, questo è sicuro. Ma per ora i nomi certi sfiorano la decina, senza contare la conduttrice per eccellenza che, quest’anno, sarà Sabrina Impacciatore.

Sul palco del Primo Magio saliranno quindi: Vinicio Capossela, Nina Zilli, Carmen Consoli, Simone Cristicchi, Samuele Bersani, Paolo Nutini, Roy Paci e Aretuska e i Bud Spencer Blues Explosion.

Su qualsiasi altra informazione… il buio assoluto.In ogni caso, non sapendo nulla del programma, di certo possiamo sperare in qualche bella sorpresa da parte dell’organizzazione.

Anche perché l’idea che il Primo Maggio inizi a perdere colpi è davvero poco felice.


http://www.musica10.it/programma-concerto-primo-maggio-2010-ancora-tanti-dubbi-3854.html

martedì 20 aprile 2010


La Fondazione Francesca Rava rappresenta in Italia N.P.H. – Nuestros Pequeños Hermanos, organizzazione umanitaria internazionale operativa inHaiti da 22 anni sotto la guida di Padre Rick Frechette, sacerdote e medico in prima linea, con numerosi progetti concreti in aiuto all’infanzia: un orfanotrofio con 600 bambini, l’Ospedale pediatrico N.P.H. Saint Damien, Scuole di strada per 6.000 bambini, la Casa dei Piccoli Angeli - centro di riabilitazione per bambini disabili-, Francisville – città dei mestieri, programmi di distribuzione di acqua e cibo.

Ve ne abbiamo parlato qualche settimana fa, in occasione dell’iniziativa Chipmunk tour ad Haiti, che ha visto l’incarnazione dei protagonisti di Alvin Superstar, il trio canterino più amato dai bambini, fare tappa “in pelo e ossa” ad Haiti per regalare un po’ di sollievo ai bambini colpiti dal terribile sisma.

Torniamo ora a parlarvene per un’altra iniziativa che vede questa volta coinvolto uno degli oggetti più rappresentativi per gli amanti del vintage donato alla Fondazione per raccogliere fondi a favore delle sue attività sull’isola.
Stiamo parlando di
The Bokja Bug, uno storico maggiolone Volkswagen, interamente ricoperto con unpatchwork di tessuti provenienti dal Medio Oriente, nato dall’idea di due designer libanesi: Maria Baroudi eMaria Hibri.

L’auto è stata esposta durante il recente Salone del Mobile a Milano allo Spazio Rossana Orlandi e messa all’asta su eBay fino alla mezzanotte di domani, 20 aprile. L’intero ricavato andrà a favore dei bambini di Haiti.


domenica 18 aprile 2010


Che la street art sia sottoposta, negli ultimi tempi, a un processo di istituzionalizzazione, ce lo ha già dimostrato l’ingresso di moltri writer in musei e gallerie. Ma di un concorso ufficilae, e di livello internazionale, nessuno aveva ancora parlato.

E’ nato Artaq, “The First Street Art Award“, come si autodefinisce sul proprio sito. Insomma, si tratta di un concorso internazionale, a cui possono partecipare tutti. Sono cinque le sezioni: Graffiti – Painting – Collage; Scultura; Fotografia; Digital Art; In Situ – Performance, più la nomina di miglior street artist dell’anno. C’è tempo fino al 30 aprile.

Ma i premi? I vincitori parteciperanno a una super mostra itinerante, che toccherà alcune importanti città: Parigi, Brussels, Lione, Berlino e Roma. Le premiazioni si svolgeranno a fine di maggio, durante il Festival ARTAQ ad Angers. Tutte le informazioni qui. Ma secondo voi è giusto organizzare questi concorsi al posto degli street contest?

http://www.artsblog.it/post/5403/artaq-concorso-per-street-artist


Exit Through the Gift Shop: i primi 5 minuti del film targato Banksy


Finalmente sono stati resi disponibili sulla rete i primi 5 minuti di Exit Through the Gift Shop, il mediometraggio la cui regia è firmata da nientemeno che da Banksy, il misterioso street artist di Bristol.

Com’è noto, si tratta di un disaster movie: vale a dire un film basato sul fallimento di fare un film, in questo caso un film su Banksy, l’ineffabile regista dell’operazione stessa.

Il filmato è stato rilasciato dal canale ufficiale YouTube dell’artista, in attesa che la pellicola trovi una distribuzione in ogni paese che si consideri un mercato per un’opera così singolare (dubitiamo fortemente sul destino italiano del fil

m).


http://www.youtube.com/watch?v=a0b90YppquE


http://www.banksyfilm.com/


http://www.woostercollective.com/2010/04/footage_from_banksys_los_angeles_premier.html

Se lo schizzo è di Damien Hirst vale 5000 sterline


http://www.artsblog.it/post/5480/lo-schizzo-mancia-di-damien-hirst-potrebbe-valere-5000-sterline

Il tassista londinese che ha avuto la fortuna di trasportare Damien Hirst in persona, da Chelsea Harbour a Mayfair, 18 mesi fa, potrebbe realizzare fino a 5000 sterline (quasi 5700 euro) dalla vendita di un piccolo schizzo che ricevette come mancia dall’artista.

Niente male davvero per una mancia lasciata in seguito a una corsa del valore di “sole” 20 sterline. Il tassista in questione è un grande appassionato di illustrazione e di pittura. Infatti, lo schizzo contiene un augurio (”Non rinunciare all’arte”), oltre a tre dei maggiori “simboli” dell’arte di Hirst: un teschio, uno squalo e una farfalla.

Il 21 aprile il disegno sarà messo all’asta da Dreweatts & Bloomsbury. Non c’è dubbio che Jon Horsley, il tassista in questione, in 15 anni di onorata carriera non aveva mai ricevuto una mancia così preziosa.


Parigi dedica una grande mostra a Willy Ronis, proporio come lui avrebbe voluto. Scomparso nel settembre del 2009, il fotografo avrebbe voluto festeggiare i suoi cento anni (era del 1910) con una mostra, e ora Parigi lo omaggia, esponendo alla Monnaie, l’antica zecca della capitale francese, circa 150 scatti.

Uno dei fotografi più importanti del secondo dopoguerra, Ronis è considerato uno dei maggiori interpreti della fotografia umanistica, quella corrente artistica che coniugava il realismo poetico alle esigenza di un setito umanesimo. Fedele al bianco e nero (come del resto Capa o Cartier-Bresson, con i quali condivide una parte della sua arte), fu tra le altre cose fotografo di “Life”.

La sua è una fotografia che oggi sentiamo forse un po’ “passata”, ma che allo stesso tempo, grazie alle composizioni sempre perfette, alle atmosfere evocate, ai soggetti realistici, esercita ancora un grande fascino. Una mostra è il modo migliore per festeggiarlo.

http://www.artsblog.it/post/5503/mostra-omaggio-al-fotografo-willy-ronis

Babar: una mostra dedicata al Museo d'Arte di Tyler


Il Museo d’Arte di Tyler, nel Texas, si prepara ad ospitare una mostra dedicata al mondo illustrato di Babar. In esposizione dal 6 giugno al 22 agosto 2010 una collezione di acquerelli originali e bozzetti realizzati da Laurent De Brunhoff.

Circa 70 opere originali tratte dal libro per bambini Babar’s Museum of Art, in cui si racconta di come Babar e sua moglie Celeste abbiano trasformato una vecchia stazione ferroviaria in un museo d’arte. Nel libro, De Brunhoff rende omaggio ad artisti come Leonardo da Vinci, Paul Cézanne e Picasso, adornando con le loro opere le pareti della stazione.

Babar naque dalla penna di Jean De Brunhoff. Dopo la sua morte, nel 1937, il figlio Laurent cominciò a portare avanti le sue storie, a cui il Tyler Museum insieme alla Mary Ryan Gallery di New York dedica questa mostra.